Abbiate Guazzone, un sobborgo della città di Tradate, a pochi chilometri da Varese (Lombardia) nel 1950 fu teatro di un fenomeno UFO che si verificaro' in Italia.
Bruno Facchini mostra gli stivali e la giacca che indossava il giorno del'incontro - a destra, i frammenti da lui raccolti sul sito il giorno successivo
La stampa ne parlo' a lungo in diverse occasioni, talvolta con contraddizioni ed errori. A seguito di un attento riesame dei documenti e una indagine sul campo condotta da Riccardo Germinaro Dario Spada e che conducono il gruppo di ricerca "Rigel 2001", in Milano, questo straordinario caso potrebbe essere ricostruito con precisione, in modo completo e dettagliato.
Nel 1950, Bruno Facchini, viveva con la sua famiglia in una casa rurale con vista sulla campagna. Stimato lavoratore, lavorava in una società di ingegneria.
La sera del 24 aprile, una violenta tempesta aveva colpito l'area per 22 ore. La pioggia aveva appena smesso , quandoFacchini uscì per andare al bagno situato al di fuori della casa. Al ritorno noto' un lampo luminoso che trafisse il buio a poche decine di metri di distanza.Penso' che il lampo fosse dovuto ai cavi ad alta tensione, visto che la linea elettrica danneggiata dalla tempesta era situata nei pressi della sua abitazione e il pensiero del pericolo che poteva rappresentare lo indusse a segnalare il danno. Indosso' un paio di stivali di gomma, uscì e si avviò verso la sorgente di luce misteriosa.
Il terreno era fangoso e camminava con cautela, facendo attenzione a non mettere i piedi sui cavi elettrici caduti a terra. Giunto in prossimita' del pilone,noto' che tutto era in ordine e che il bagliore proveniva dal basso. Fece un passo avanti e si fermò davanti a uno spettacolo inaspettato. Un enorme e oggetto appiattito si presento' davanti a lui. Parte della sua superficie irradiava una luce diafana, mentre i contorni si confondevano con il nero della notte. Una strano essere sulla piattaforma con una base circolare all'esterno del veicolo, sembrava completare un lavoro di saldatura con uno strumento che teneva in entrambe le mani lasciandolo cadere immediatamente appena noto' la presenza di Facchini.
Quest'ultimo, nascosto dietro un cespuglio, rimase ad osservare notando altre due figure che si muovevano attorno al gigantesco apparato, come per controllare un possibile danno.Gli sconosciuti sembravano muoversi con difficoltà, come se i loro movimenti fossero ostacolati e influenzati dalla forza di gravità.
Secondo il testimone, sembravano dei subacquei.
Alla luce della debole luna , gli indumenti che indossavano sembravano di colore grigio scuro,mentre a livello degli occhi, indossavano "una sorta di maschera trasparente che sembrava contenere un liquido" attraverso il quale si intravvedeva una faccia dalla carnagione chiara. All'altezza della bocca vi era appeso un tubo di circa 5 cm di larghezza e 30 cm di lunghezza, che ricordava la maschera d'ossigeno pei piloti delle compagnie aeree. Da entrambi i lati della testa, vi erano delle"cuffie" simili alle"cuffie radio".
Facchini chiese se avessero bisogno di aiuto e gli "uomanoidi" gesticolando in modo strano, emisero suoni gutturali e incomprensibili. In quel momento l'idea che venne in mente a Facchini fu che non erano di origine terrestre. Fu preso da un improvviso senso di panico che lo spinse a fuggire. Si allontano' velocemente per pochi metri quando vide con la coda dell'occhio uno degli esseri afferrare un oggetto che era appeso intorno al collo, che a prima vista sembrava una macchina fotografica, che venne puntato nella sua direzione.
A Facchini sembro' di essere stato colpito,e spinto da una massa di aria compressa che si abbatte' su di lui con la stessa violenza di un corpo contundente facendogli perdere l'equilibrio e scaraventandolo a terra, colpendo con la testa una pietra di confine che segna la separazione tra due proprietà.
Mezzo stordito e terrorizzato, rimase disteso a terra, non osando muoversi. Sembrava che una volta a terra le strane creature non sembravano interessarsi a Facchini,che nonostante la paura segui' tutta la scena immortalando nella sua mente l'aspetto e la forma dell'oggetto misterioso.L'oggetto aveva uno spessore al centro di circa 6 metri diventando più sottile verso la circonferenza. La superficie era attraversata a intervalli regolari da quadretti verticali e orizzontali , mentre il resto della struttura era immersa nel buio; solo una parte era scarsamente illuminata da una luce diffusa che veniva dall'interno. Attorno alla circonferenza vi erano gruppi di tre tubi lunghi 50 centimetri e un piede di diametro, come tubi da stufa. Nel centro, da un apertura a forma di porta, scendeva una scala piccola che sembrava essere collegata al pannello della porta piegata verso l'esterno.
Una luce fioca comunque consenti' di distinguere i dettagli degli interni. Facchini noto' una scala che sembrava condurre alla parte superiore del veicolo. Notò anche alcune provette con diversi strumenti, come manometri.
L'Umanoide che sembrava "saldare" alcune parti dell'oggetto termino' il suo lavoro,scendendo con una sorta di ascensore, che fu rapidamente smontato, ridotto alle dimensioni di una valigetta e portato via all'interno dell'oggetto. La scala venne rimossa e l'ingresso del veicolo sigillato .
Facchini udi' un rumore simile a quello di una dinamo di grandi dimensioni, o meglio come il ronzio prodotto in un alveare enorme. L'intensità del suono aumento' e con il rumore anche forti folate di vento; il velivolo si scosse e si alzò rapidamente nel cielo dove scomparve in un istante.A poco a poco ripresosi dallo shock fisico,Facchini si alzò e andò a casa.Trascorse una notte insonne e la mattina, rendendosi conto che aveva perso il suo bocchino e spinto dalla curiosità, torno' sul luogo nella speranza di trovare la prova tangibile della sua incredibile avventura.
Arrivato sulla scena, noto' la presenza di quattro impronte circolari di un metro di diametro disposte in un quadrato di 6 metri l'uno dall'altro. Frugando tra l'erba, bruciata in alcuni punti, trovò e raccolse alcuni frammenti di metallo, probabilmente provenienti dalla "saldatura" fatta dalla creatura che era sull'ascensore.