di Francesco Dioniso
«Eh sì, siamo soli», dichiara il Fisico Sindoni, argomentando in base al fallimento del Progamma Seti. Le evidenze fisiche sono infatti «le condizioni particolari della Terra e del fatto che non abbiamo ancora trovato niente al di fuori del nostro pianeta, come dimostra il Programma Seti per lascolto di segnali extraterrestri».

Pigiati qui sulla Terra come se fosse un astronave, e abituati alla promiscuità di quasi 7 miliardi di individui (e potremmo salire a 9 già entro il prossimo mezzo secolo), la nostra solitudine nel cosmo ci pesa e ci tormenta.
Ed è per questo che l'uomo da sempre si pone pesanti interrogativi sull'esistenza di altre forme di vita nell'universo. Anche i più brillanti scienziati come Hawking, Drake, Sagan e Fermi si sono posti la fatidica domanda: Siamo veramente soli nell'universo? Gli alieni esistono? Un fisico dellUniversità Bicocca, Elio Sindoni, ha trasformato questa domand nel titolo di un saggio, tanto agile nella forma quanto ricco di informazioni. Qui a seguire vediamo alcune domande poste al Fisico Italiano.
Professore, partiamo dalla fine:
Siamo soli nellUniverso?
«E sì, siamo soli».
La pensano così tutti gli scienziati?
«Tutti no, ma questa è la risposta scientifica più condivisa. E così pensava Enrico Fermi, quando formulava il paradosso sulle presunte civiltà aliene: Dove sono tutte quante?».
Soli sulla base di quali evidenze?
«Delle condizioni particolari della Terra e del fatto che non abbiamo ancora trovato niente al di fuori del nostro pianeta, come dimostra il Programma Seti per lascolto di segnali extraterrestri».
Ma non crede che si sia cercato troppo poco?
«Sicuramente si dovrà cercare ancora. Lastrofisico americano Frank Drake, autore della famosa equazione sul numero di possibili civiltà extraterrestri in grado di comunicare con noi, sostiene che si dovrebbe realizzare un radiotelescopico sulla parte nascosta della Luna, un punto pulito del Sistema solare, libero da tutte le radiazioni elettromagnetiche terrestri».
Lesobiologia è comunque una scienza in forte ascesa, giusto?
«Infatti. Il motivo è che bisogna distinguere tra due ipotesi: che ci siano altri esseri intelligenti e che, date specifiche condizioni, dallacqua al carbonio per esempio, sia sbocciata qualche altra forma di vita da qualche altra parte nellUniverso. Questa seconda possibilità - lo sappiamo - è abbastanza probabile».
E perché la prima no?
«Il problema è rappresentato dallinsieme di eventi che ci ha portato da una forma probiotica fino allhomo sapiens. Sono successe vicende incredibili ed è stato necessario un pianeta come la Terra».
Per esempio?
«Ci sono state almeno sette estinzioni di massa, nel corso di milioni di anni, in cui la vita si è rannicchiata in pochi angoli e poi è di nuovo esplosa, ricominciando il suo cammino. E una sequenza statisticamente molto improbabile».
Eppure lUniverso è abbastanza vasto per ospitare altre Terre e altri habitat favorevoli: ora si stanno scoprendo centinaia di esopianeti.
«Sì, ma questo non significa che si arrivi automaticamente a manifestazioni di intelligenza paragonabili alla nostra».
E se qualche essere cosciente, comunque, ci fosse, resta il problema di distanze invalicabili: è così?
«In effetti, anche se ci fossero questi esseri, o se ci saranno in futuro, il dialogo diventerebbe molto difficile. A noi basterebbe trovare un segnale: sarebbe la più grande notizia di tutti i tempi».