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Mistero Ufo
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Quando Dio progettò il mondo sulla mappa dei milioni di anni

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di Alessandro Moriccioni e Andrea Somma
Una leggenda proveniente da un piccolo paesino russo ha messo in seria difficoltà l’intera concezione storica umana, riproponendo alla scienza quegli spettri del passato ai quali ha sempre cercato di sottrarsi. Una scoperta avvenuta alle pendici dei monti Urali sarebbe la prova incontestabile dell’esistenza di una civiltà venuta molto prima e scomparsa d’improvviso. Se questa dichiarazione fosse confermata straccerebbe ogni umana certezza riguardo ciò che è stato nel passato.
Mosca – Scienziati russi hanno annunciato di aver trovato nella regione degli Urali una grande lastra minerale di origine artificiale che ritengono vecchia di 120 milioni di anni e che riporterebbe una mappa geografica in rilievo della regione. Lo ha riferito il professor Aleksandr Chuvyrov, della facoltà di chimica dell’Università del Bashkir, nella repubblica russa del Bashiri, secondo il quale la mappa tridimensionale potrebbe essere stata realizzata solo grazie a prospezioni aeree. 
Secondo quanto ha detto Chuvyrov all’Ansa, confermando informazioni pubblicate dal quotidiano Prava Ondine, la lastra sarebbe solo un frammento di un’enorme mappa di tutta la Terra che, data l’ipotizzata età del manufatto sconvolgerebbe tutte le conoscenze attuali.
L’uomo di Neanderthal comparve sulla Terra 75.000 anni fa.
Chuvyrov, 53 anni, ha detto di non voler suggerire un’origine extraterrestre, ma definisce inspiegabile la mappa. La lastra, alta 148 centimetri, larga 106, spessa 16 e pesante 1,5 tonnellate è formata da tre strati sovrapposti di dolomite, diopside e porcellana.
E’ stata rinvenuta nella località di Chandar, negli Urali, nel 1999 ma se ne è avuta notizia ora. La mappa, secondo quanto indica lo scienziato russo, riporta la identificabile geografia antica della regione, più quelle che appaiono come opere di ingegneria con sistemi di canali e dighe. Vi sono inoltre iscrizioni in una lingua geroglifico-sillabica di origine sconosciuta. 
All’inizio gli scienziati russi ritenevano che potesse risalire ad alcune migliaia di anni fa, ma poi sono state ritrovate incastrate negli strati conchiglie fossili che risalgono fra i 50 e i 120 milioni di anni fa.
 L’età sarebbe confermata anche dalla configurazione dei fiumi e canyon come sarebbero stati decine di milioni di anni fa. La mappa, secondo gli scienziati russi, non potrebbe essere stata realizzata a mano, ma verosimilmente con strumenti di alta precisione e grazie a prospezioni aeree.
Secondo una leggenda del luogo, un numero imprecisato di lastre raffiguranti grandi zone della Terra, dovevano trovarsi in un piccolo paese ai piedi dei monti Urali. 
Nel luglio del 1999 una di queste lastre venne effettivamente rinvenuta sotto il pavimento del porticato della casa di un ex funzionario dell’amministrazione locale. All’inizio gli scienziati russi, il cui intento  sin dal 1995, era quello di provare una migrazione cinese verso le zone della Siberia e degli Urali, pensarono che le iscrizioni scolpite sulla lastra e non ancora decifrate, fossero un antico idioma di origine cinese. 
Infatti in molte zone della Siberia e della Russia in generale sono state in passato rinvenute steli incise in un’antica lingua del Catai, come documentato nel libro di Gavin Menzies 1421: la Cina scopre l’America. Tuttavia queste tesi non ha retto per molto, poiché nessuno degli esperti è riuscito a leggere quei segni. Si pensa attualmente che si tratti di un linguaggio geroglifico-sillabico di origine sconosciuta.
Negli archivi del governo generale della città di Ufa sono presenti dei documenti che riportano il ritrovamento, avvenuto nel diciottesimo secolo, di numerose lastre di pietra di aspetto curioso. Persino l’archeologo A. Schmidt ha riferito di aver osservato lastre di colore bianco piuttosto inusuali. Partendo da queste affermazioni, il team di scienziati guidati da Chuvyrov, partì alla ricerca delle leggendarie lastre, senza però trovare alcunché. 
Fino al 1998 Chuvyrov era convinto che si trattasse appunto solo di una leggenda. Tuttavia nel 1999 una lastra venne segnalata a Chuvyrov dall’ex funzionario statale di Chandar. La lastra, pesante circa una tonnellata, venne estratta con la massima cautela e venne ripulita dal terriccio. Gli scienziati poterono a questo punto esaminare il reperto e riconobbero la morfologia della Bashkiria. Chuvyrov afferma che nell’arco di milioni di anni la geografia della zona rappresentata non è poi cambiata molto; infatti gli studiosi russi e cinesi al seguito di Chuvyrov, stabilirono che la mappa descriveva i fiumi Belya, Ufimka e Sutolka, oltre a diversi canyon dei monti Urali. Tra i segni sconosciuti incisi sulla pietra, di chiara origine artificiale, il professore russo è convinto di averne decifrato uno, che, a parer suo, indicherebbe la latitudine dell’attuale città di Ufa.
Gli studiosi hanno stabilito l’età della lastra prima attraverso l’analisi al radiocarbonio degli strati, quindi per mezzo di due molluschi rinvenuti all’interno dello strato di porcellana con lo scopo di segnalare due punti precisi. Questi molluschi noti alla scienza come Navicopsina munitus e Ecculiomphalus princeps, rispettivamente estinti 500 e 120 milioni di anni fa. Si è diffusa la convinzione che la lastra sia stata realizzata quando il polo magnetico del globo terrestre si trovava presso la zona della Terra di Francesco Giuseppe nel mare di Barents.
E’ a questo punto che Chuvyrov, grazie al suo sodalizio con una scienziata cinese, abbandona definitivamente l’idea di una possibile origine storico-cinese della mappa.
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