L'esercito degli Stati Uniti aveva intenzione di far esplodere una carica nucleare sulla superficie della Luna per dare una dimostrazione del suo potere durante la guerra fredda, secondo le rilevazioni di un ex scienziato ora in pensione.

Dr. Leonard Reifel aveva esercitato la professione di medico per conto del Research Foundation di Chicago Armour, che ora fa parte del l'Illinois Institute of Technology, un servizio particolare della US Air Force, nel periodo della guerra fredda.
Il Dr.Reifel aveva riportato che lo shock subito dagli americani in seguito al lancio del primo satellite artificiale dell'Unione Sovietica aveva portato l'Air Force a valutare l' uso di qualsiasi mezzo per riconquistare la fiducia della popolazione.
Purtroppo la neonata NASA non poteva competere con l' exploit spaziale dell' Unione Sovietica, per via di un gran numero di razzi esplosi al decollo e le missioni fallimentari.
La popolazione americana era convinta che i sovietici erano in grado di lanciare una bomba nucleare nel territorio degli Stati Uniti e di non avere la tecnologia per respingere un eventuale attacco missilistico.
Al ricercatore e al suo team fu quindi affidato il compito di progettare una testata nucleare abbastanza piccola da essere lanciata sulla luna ed esplodere, i cui effetti dell'esplosione sarebbero dovuti essere facilmente visibili ad occhio nudo dalla Terra, provocando un cratere lunare e una nuvola di polvere per l'assenza di atmosfera che si sarebbe diffusa rapidamente in tutte le direzioni al posto della solita nuvola a forma di fungo.
Dal mese di maggio 1958 a gennaio del 1959, Reifel aveva presentato varie relazioni sugli effetti di un esplosione e tutti gli effetti possibili, tra cui il notevole impatto visivo dalla Terra, in quanto si sarebbe verificata sul nostro satellite.
Si aveva pensato di lanciare una bomba a idrogeno avvalendosi di un missile balistico intercontinentale come quelli che gli Stati Uniti avevano iniziato a distribuire in tutto il loro territorio dal 1959. Infine, i funzionari delle Forze aeree si resero conto che i rischi di un operazione del genere avrebbero superato i presunti benefici intimidatori, in particolar modo nel caso di un guasto nel lancio o di una esplosione in una zona abitata, costringendoli cosi' ad abbandonare l' idea.
Ma la motivazione decisiva fu che non era assolutamente auspicabile da un punto di vista scientifico, alterare l'ambiente naturale e incontaminato della Luna.
Dopo questo periodo, il Dr. Reifel lavoro' presso l'Università di Chicago e in seguito fu nominato Vice Direttore della NASA durante il programma Apollo.